Quando ho iniziato a montare video, cercavo semplicemente un programma che mi permettesse di tagliare, incollare e aggiungere un po’ di musica. Non sapevo ancora che esistesse un mondo molto più grande, fatto di colori, atmosfere, suoni e possibilità creative infinite.

Poi ho incontrato DaVinci Resolve. All’inizio mi sembrava enorme, quasi troppo complesso. Tante pagine, tante funzioni, mille pulsanti che non capivo. Ma più lo esploravo, più mi accorgevo che non era un ostacolo, ma un’occasione: dentro c’era tutto quello che mi serviva per trasformare un’idea in qualcosa di vivo.

La parte che mi ha fatto innamorare è stata il color grading. Giocare con le luci, le ombre, le tonalità… è un po’ come dipingere, ma con le immagini in movimento. Bastano pochi ritocchi e una scena cambia carattere: diventa più calda, più drammatica, più intensa. È lì che ho capito che il montaggio non è solo tecnica, ma narrazione visiva.

Quello che mi piace di Resolve è anche la sua completezza: posso montare, correggere i colori, sistemare l’audio, aggiungere effetti e titoli, tutto nello stesso posto. Non devo saltare da un software all’altro. È come avere un laboratorio creativo sempre pronto.

E poi c’è una sensazione speciale: sapere che lo stesso programma che io uso per i miei progetti personali è lo stesso che viene utilizzato per film, serie e produzioni di altissimo livello. Non per sentirmi “grande”, ma per ricordarmi che sto lavorando con uno strumento serio, che mi stimola a migliorare.

Ogni volta che apro DaVinci Resolve, mi sento un po’ come un artigiano che entra nella sua bottega: lì dentro trovo i miei strumenti, le mie idee e la possibilità di sperimentare. Alcuni progetti finiscono bene, altri meno, ma ogni volta imparo qualcosa.

Alla fine, quello che mi appassiona di più non è solo il software, ma il viaggio che mi fa fare: da un’idea grezza a una storia raccontata. Ed è per questo che non smetto di usarlo, e ogni giorno che passa mi ci affeziono di più.